Sci da urlo nel vallone selvaggio: Val della Mite, Pejo


Prendete una database di stazioni sciistiche (quello di dovesciare.it, ovviamente…), oppure chiedete agli amici esperti, controllate mappe, cercate su google o dove volete, ma trovatemi una sciata continua di 1600 metri di dislivello in Italia (ma anche nel resto nel mondo…). Farete fatica. Dislivelli del genere sono più rari di quanto non si pensi. Sulle Dolomiti, solo Marmolada e Cortina li offrono, più o meno. Beh, una pista così, che va da 3000 a 1400 metri, c’è anche in Trentino. E non è solo la Paradiso del Tonale, che se si considera la discesa fino quasi a Ponte di Legno, li supera di poco. La nuova discesona monstre, che ho sperimentato per la prima volta in una giornata di forte vento che formava una magica coltre di 10 cm farinosi (era come volare…),  è sempre da quelle parti: è a Peio, famosa forse più per la sua sorgente minerale Pejo (con la j, questa volta), che per lo sci. La valle è una laterale della trentina Val di Sole, una valle cieca che termina contro altri baluardi, ma che nonostante non fosse valle di transito e abbastanza pregna di storia (delizioso l’abbarbicato Peio paese).  Siamo in un ambiente un po’ diverso dall’immaginario del Trentino. Qui svettano le cime più alte della provincia di Trento, le grandi montagne del Parco Nazionale dello Stelvio, con i 3654 del Monte Vioz che incombono (e poco più in là, ma non si vedono, il gruppo Ortles-Cevedale), con pareti di roccia di porfido e bianchi canaloni possenti; ma sullo sfondo si innalzano anche Presanella e Adamello, e scusate se è poco. Il fiore all’occhiello della Skiarea Peio 3000, recentemente sottoposta a un notevole restyling,  è proprio un ampio vallone naturale, nel quale corre una pista memorabile fra cime che superano i 3500 metri. Secondo me un gioiello che può rivaleggiare con le piste naturali più famose dell’Arlberg, per esempio, oppure delle Alpi occidentali in Val d’Aosta o Svizzera. Si chiama val della Mite. E merita da sola il viaggio.

Ci si arriva con la lunga cabinovia da Peio Fonti e con successiva veloce Funifor Pejo 3000. La pista Val della Mite, solitamente piena di neve naturale, circondata da pendii abbastanza sicuri dove lasciare tracce in fresca, è lunga 4 km con un tracciato piuttosto tecnico. Lo scenario è assolutamente selvaggio e grandioso. Lo sguardo spazia verso sud est su tutta la Val di Peio, sul Gruppo di Brenta e perfino su parte delle lontane Dolomiti orientali. Si parte da 3000 m di quota e si arriva ai 2000 m di Tarlenta. Ma volendo si può continuare la variegata e scorrevole pista blu che torna a Peio Fonti, ed ecco i 1600 metri di grande sci. Non a caso Peio ha una tradizione antica per lo sci, e perfino certe sue cose d’antan (tipo vecchie case per vacanza, forse un po’ tristi ma fascinose, o ancora i suggestivi masi abbarbicati al versante soleggiato, lo stabilimento di acqua minerale del 1952) non fanno che rendere più intrigante questa piccola stazione, con 7 impianti e una ventina di km di piste. Tra l’altro a gennaio è stata inaugurata la nuova seggiovia quadriposto “Saroden”. L’impianto si sviluppa per circa 1 km e permette di partire da 2183 m e raggiungere quota 2500 m lungo la dorsale “Filon dei Omeni”. Da lì, per scendere a valle, ci sono due nuove piste rosse: la Saroden, 1 km, pendenza media del 27%, e la “Beverina”, variante un po’ più breve e facile.

Peio è forte anche di uno  stabilimento termale ristrutturato nel 2012, che sfrutta le benefiche acque di Pejo, oggi alla base di una ampia proposta wellness.



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