Vogliamo il Partito della Montagna!


La questione di questi mesi non sta tanto nell'aver tenuto chiuse le piste quando potevano stare aperte. Di certo si sarebbe potuto fare di meglio. Ed è vero che Svizzera e Austria le hanno tenute più o meno aperte ma con risultati discutibili. Il vero problema è che la gestione dell'emergenza e la successiva crisi di Governo hanno dimostrato ancora una volta come la "politica" non abbia interesse a prendersi cura della montagna e quanto poco la montagna sia capace di farsi valere.

Ça va sans dire, la ragione sta nel fatto che la montagna porta pochi voti. Tutte le Alpi messe insieme valgono un bacino elettorale inferiore alla sola Campania, tanto per citarne una. Chi tra noi di questi tempi abbia avuto il desiderio di andare a parlare con le istituzioni per chiedere un aiuto o un consiglio si è inevitabilmente chiesto: "Da chi vado? Chi davvero mi rappresenta"? Ad un calcolo nemmeno troppo approssimativo, la popolazione alpina da Cuneo a Tarvisio vale poco più di 4 milioni di voti, contando anche chi vive attorno ai tre laghi maggiori. Non arriviamo a 5 milioni mettendo insieme tutti gli Appennini. Più o meno l'8% della popolazione italiana: chi rappresenta tutta questa gente che ha problemi ed esigenze simili?

Banalmente non esiste un quotidiano o una radio che si occupino della politica, della cronaca e dell'economia di tutte le Alpi. È desolante pensare che l'unico ente superiore che metta insieme le istituzioni alpine sia la famigerata "Conferenza Stato Regioni" che si riunisce per qualche ora una volta al mese e normalmente parla di tutto tranne che della montagna. Gli imprenditori non sono messi meglio: l'associazione di categoria più rappresentativa è proprio l'Anef (Ass.Naz.Esercenti Funiviari) che, come abbiamo visto, non è riuscita a farsi ascoltare troppo e i cui membri non sembrano nemmeno navigare sulla stessa rotta (o sciare sulla stessa pista). Quando capita ad un imprenditore valdostano o un valtellinese di potersi confrontare con un loro omologo trentino? Forse, paradossalmente, è proprio la società civile quella meglio rappresentata... durante le grandi Adunate annuali degli Alpini.

monte pana

Fin qui ci siamo. Queste sono cose che sappiamo tutti. La gestione dell'emergenza e soprattutto la successiva crisi di Governo hanno dimostrato però anche ai più ciechi che la politica come l'abbiamo sempre intesa non esiste più. Da anni non esistono più né il centro sinistra né il centro destra, non esiste più la minima ideologia che ci faccia scegliere a chi dare il nostro voto. Oggi più che mai, è solo una questione di interessi personali. Il primo a capirlo è stato Berlusconi che non poteva chiamare il partito "Forza Silvio" e lo ha chiamato Forza Italia. Così come il fiorentino Matteo non poteva chiamare il suo partito "Viva Renzi" e lo ha chiamato Italia Viva. Noi stessi votiamo solo ed esclusivamente per il nostro interesse.

A livello locale la politica ha spesso connotazioni perfino peggiori. Il fatto che la politica sia un flusso di interessi personali, però, non significa che l'individualismo abbia cancellato la solidarietà né che la politica stessa sia morta. È solo diversa. Noi che viviamo in montagna o che comunque siamo interessati alla montagna abbiamo l'occasione di unirci per difendere i nostri interessi. Dobbiamo essere i primi a reinterpretare la politica. Se non ci rappresentate facciamo da soli. Fondiamo un Partito della Montagna (magari troviamogli un nome più adatto perché non vorremmo mai che qualcuno ci indicasse in TV con la sigla "PDM"). Un partito che si presenti solo ed esclusivamente nelle aree di montagna - fino a Lecco o a Bardolino o a Bassano del Grappa - e che si preoccupi solo ed esclusivamente di rappresentare gli interessi di chi vive in montagna.

Nella migliore delle ipotesi manderebbe due o tre persone in Parlamento ma non è quello che fa la differenza: la differenza sta nel fatto che esisterebbe qualcuno a rappresentanza di tutta la gente delle Alpi. Che novità sarebbe vedere il senatore Oberrauch di Merano che lotta anche per i contadini valdostani? La novità starebbe soprattutto nel fatto che per noi montanari ci sarebbe l'occasione di vedersi tutti insieme, di parlarsi, di creare occasioni, fare squadra sia da un punto di vista politico che economico. La finalità è fare fronte comune dove conta. Gli altri vadano avanti ad affidare le proprie sorti al Mastella di turno.

cannone

Sulle montagne di certo non mancano le persone intelligenti, con tanto buon senso montanaro, che hanno studiato e che parlano tre lingue e che potrebbero guidare l'iniziativa. Ci vengono in mente diversi nomi: la classe dirigente fondatrice va cercata tra i nostri professori universitari, gli industriali, gli imprenditori, i giornalisti, gli impiantisti, gli albergatori, gli scienziati, gli artisti e la tanta gente comune che finora ha scelto di stare lontana anche da un semplice consiglio provinciale. E poco importa se uno di loro ieri votava bianco e l'altro votava nero. Tra coloro che hanno già fatto politica ci sono certamente persone meritevoli ma proveremmo a fare a meno di chi ha nel DNA i meccanismi che dividono e che non è abituato a unire. Non abbiamo mai avuto l'autonomia politica, perché siamo sempre stati legati alle logiche che muovono il Parlamento. Adesso ormai non abbiamo nemmeno l'autonomia fiscale. Potremmo avere almeno la fiera autonomia delle nostre coscienze e sapremmo di poter rappresentare, se non aiutare, tutta la nostra comunità.

Bello, vero? Funzionerebbe? Mai nella vita. Stasera fantasticheremo con l'idea che alle prossime elezioni ci possa essere il Partito della Montagna sulla scheda ma non servirebbe intervistare uno psicologo di Trento o un sociologo di Sondrio per sapere che noi montanari non siamo capaci di stare insieme e che siamo abituati a farci la guerra nel nostro cortile. Ognuno nella sua baita e vaffanculo tutti gli altri. O forse no...

(Enrico Maria Corno)



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