VAIL 2015 - SCHIFFRIN VINCE L'ORO NELLO SPECIALE FEMMINILE

15 Febbraio 2015


Dal nostro inviato a Vail – Beaver Creek “Oops she did it again”. Mikaela Schiffrin ha vinto l’oro nello speciale femminile di Vail – Beaver Creek 2015. Dopo i Mondiali di Schladming di due anni fa, e l’oro alle Olimpiadi di Sochi l’anno scorso, la diciannovenne americana “cala il tris” sulla Birds of Prey. Esattamente come Ted Ligety ieri, ma tra i paletti stretti. La sua specialità. Con questa vittoria, Schiffrin assicura inoltre il secondo oro alla squadra americana, che così fa un balzo in avanti nel ranking per nazioni e supera la Slovenia piazzandosi seconda dietro l’Austria (salda con 5 ori e 9 medaglie in totale) e fa dimenticare a tutti le prove in chiaroscuro di Lindsay Vonn (comunque un bronzo in super gigante per lei). Schiffrin, due occhi di ghiaccio e un atteggiamento da veterana navigata, non delude i pronostici e i 7500 del Red Tail Stadium a fondo pista. Il tripudio è paragonabile a quello di ieri per il successo di Ligety nel gigante maschile. Il suo tempo al traguardo è stato di 1’38”48 ed ha avuto la meglio sul 1’38”82 della svedese Frida Handotter e sul 1’39”25 della ceca Sarka Strachova. L’atleta originaria di Eagle – Vail, costruita fin da bambina per lo speciale, a fine prima manche sembrava già in totale controllo della situazione. Calma e pacata nelle risposte ai giornalisti, ma mai fuori luogo. Nella lunga attesa che la separava dal successo, è rimasta a lungo con gli scarponi in neve fresca. Il caldo primaverile di Beaver rischiava di rendere la plastica troppo molle per la spinta finale verso il successo. E dopo il piccolo riposino all’ombra, la giovane e talentuosa del Colorado ha atteso davvero gli ultimi secondi per chiudersi il tutino e mettersi il pettorale, dimostrando una tranquillità incredibile per la sua età. Anche l’esultanza al traguardo è stata minima. Dopo i primi intertempi, però, Schiffrin aveva perso tutti i 44/100 di vantaggio sulla svedese Frida Hansdotter. Il pubblico, lei compresa, non ha smesso di crederci e con un cambio di marcia impressionante nell'ultimo settore ha fatto la differenza ed è tornata a vestire il titolo di campionessa del mondo di specialità. Alle sue spalle non si piazzano comunque due outsider: Hansdotter aveva vinto il bronzo a Schladming e questa stagione aveva portato a casa una vittoria e 3 podi, e mai era uscita dalle prime 5. La Strachova, invece, è un’atleta dalle grandi occasioni: bronzo ai Giochi di Vancouver nel 2010, bronzo ai Mondiali di Bormio nel 2005, oro a quelli di Åre (Svezia) nel 2007, e argento a Val d’Isère nel 2009. A Schladming aveva “steccato” (ottava), ma a Vail ha dato la zampata che ha nel dna. Non riesce l’ultima medaglia a Tina Maze. La slovena, quarta dopo la prima prova, è apparsa stanca e poco veloce. Ha chiuso comunque un Mondiale da grande protagonista (2 ori e un argento come Anna Fenninger) finendo ottava a 2”48. Unica atleta (uomini compresi) ad aver gareggiato in tutte e cinque le specialità. Chapeau. Lontana l’Italia. La migliore azzurra di giornata è stata Chiara Costazza, sedicesima a 3”43, Federica Brignone ha chiuso diciannovesima posizione con un ritardo complessivo di 3”71, mentre non ha concluso la sua gara Manuela Moellgg. «Speravo di non arrivare qui e dire voltiamo pagina – ha detto Costazza al traguardo – e invece bisogna farlo. È necessario rialzarsi e andare avanti. Già dal prossimo week end cercherò di rifarmi. Mi dispiace per la gente a casa. Io per prima avrei voluto fare meglio». Domani c’è lo speciale maschile conclusivo. Ultime speranze azzurre riposte su Stefano Gross, per tornare a casa almeno con una medaglia della bandiera. Nicola Busca

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